13 settembre 2015
"Per sempre tuo" di Daniel Glattauer
Tanto inquietante quanto trascinante, è stato l'ultimo libro della mia estate, la conclusione della mia ormai nota "maratona".
Letto tutto d'un fiato un giorno in spiaggia: mai contesto fu meno appropriato. Mentre leggevo sentivo uno stridore teso alzarsi dalle pagine e pur sotto il sole riusciva a calare il freddo glaciale di un'ansia malcelata.
"Per sempre tuo" è la storia di uno stalker... o forse no?
E' la storia di "amore e ossessione" come si legge in quarta di copertina? O forse è la storia di Judith e Hannes, protagonisti mancati di un thriller su Rai2?
La verità è che "Per sempre tuo" è la storia di un dubbio, di un tarlo che ti sale su per il naso attraverso parole spugnose, ti penetra nel cervello come una tenia e si fissa lì, provocandoti una sensazione di nausea, come quella delle montagne russe.
Su e giù, su e giù, su e giù in un andirivieni ondivago e ossessivo ti porta a credere, e poi a dubitare, a ricrederti e poi a dubitare di nuovo. Che maestria, che raffinata intelligenza c'è in questo inganno tutto teso ai danni del lettore.
- Che ne pensi, Hannes è uno stalker?
- Sì.
- O forse era Judith a preferire la vita da single e a sentirsi soffocare, travisando quelle che sono solo le regole di un rapporto esclusivo?
- Ma no dai che dici...
- Però guarda, lei inizia ad avere le allucinazioni, sente strani rumori mentre dorme, ha sempre la sensazione di essere seguita!
- Vedi allora che avevo ragione? Lui è uno stalker!
- Sì però lui è sparito, forse era solo un povero pazzo... lei sembra proprio fare tutto da sola, guardala mentre soffre i primi attacchi di schizofrenia!
- Ma sai che forse forse hai ragione? Forse l'autore voleva che lo vedessimo come uno stalker, forse la trama si rovescia!
- Ma certo guarda, lei si è ridotta a un vegetale.. deve esserle scattato qualcosa nella testa, se l'è fatta e detta da sola..
- Ehi però aspetta, lui si è rifatto vivo! Ma ti pare che ora voglia prendersi cura di lei? A me sta cosa non mi torna..
- E se anche avessi ragione, come ha fatto a ingannare tutti?
- E' più abile del previsto, forse l'autore voleva che noi non lo vedessimo più come uno stalker per poi rovesciare nuovamente la trama!
- E' chiaro! Ma... se a noi è così evidente, perché nessuno le crede?
- Aspetta, qualcuno che le crede c'è, è la sua collega col fidanzato, vedrai: loro la aiuteranno!
E in effetti qualcuno la aiuta, quando ormai non ci speravi più, quando non sapevi più in cosa credere arriva finalmente quella svolta che si tinge di giallo e che ti fa dire...
- Ah, ma allora non mi ero immaginata tutto!
- No, in effetti no!! Qui la storia si fa seria, senti senti che sto libro si è rivelato essere un thriller..
- Ma scusa, ma come farà a svelare il mistero in, quanto, 5 o 6 pagine che rimangono?
- Perchè veramente ne rimangono 5 o 6, mi prendi in giro?
E letteralmente in 5 o 6 pagine, non sto scherzando, il libro finisce.
La soluzione? Solo evocata.
La reazione? Odio puro!
Ma state attenti, svanisce in fretta. La maestria di questo libro inquietante sta anche e soprattutto nel finale: se speravate infatti in una chiusa stile Tenente Colombo con tanto di spiegazione e one man show rimarrete delusi. Tanto subdolo quanto il dubbio instillato goccia dopo goccia nel corso della storia, tanto lieve quanto appena accennato il mistero del finale.
Ed è ancora più orribile immaginarlo, ricostruirlo, rodersi pensando a come ha fatto Hannes a fare tutto questo, piuttosto che vederselo scritto a chiare lettere. Magistrale.
The LR advice: un romanzo breve che mette i brividi ma che non è detto che riusciate a finire di leggere, e nuovamente non sto scherzando. Riguardo la recensione e avrei voluto che fosse più lunga, ma non posso tollerare oltre la sensazione di disagio che provo ripensando a quella storia. Un disagio ossessivo, ammorbante, obnubilante, di cui se avrete il fegato non potrete fare a meno.
"Cento giorni di felicità" di Fausto Brizzi
Ovviamente non ce l'ho fatta... l'abbronzatura ha avuto la meglio sull'obiettivo, la pigrizia sulla dedizione. Perciò, con drammatico ritardo eccomi a finire la maratona delle recensioni, come quei corridori che, stremati e ormai camminando, raggiungono la meta sotto gli sguardi impietositi dei passati mentre al traguardo c'è già chi festeggia con polenta e salsiccia.
Ma in fondo, che tu sia lepre o tartaruga l'importante è correre! (ndr: nel mio caso, scrivere!)
Fausto Brizzi è uno dei miei registi italiani preferiti, profondo ma allo stesso tempo fresco: ognuna delle sue commedie da "Notte prima degli esami" a "Ex" a "Femmine contro maschi" mi piaciuta tantissimo, e anche se come sceneggiatore si è concesso qualche "Vanzinata" (!!!) gliela perdono, perché è chiaro che ha talento lo stesso, e lo si capisce anche da questo libro.
In "Cento giorni di felicità" sembra tutto così naturale, Brizzi ha trovato la formula segreta per far scorrere in maniera genuina, né scontata né retorica, la storia più triste che ci sia.
Ma ci pensate? E se capitasse a voi di avere solo 100 giorni di vita?
Un count down letale, come lo affrontereste? Perdereste la testa? Mollereste tutto? Vi dareste alle esperienze estreme?
Leggendo il libro ci ho pensato molto, cosa avrei fatto io al posto suo?
La risposta? Beh chiaramente io non ce l'ho... ma vediamo invece cosa ha fatto il protagonista.
Assolutamente niente di folle, niente di egoista, niente di irresponsabile. Lentamente, senza fretta, senza ansia, ha trovato la chiave per riprendersi quello che aveva lasciato indietro e sottovalutato, ha ritrovato l'unica cosa veramente importante che era riuscito a creare nella sua vita: la sua famiglia.
Fermi tutti: vi assicuro, non è retorico né sdolcinato! Capisco le vostre remore, anche io rileggendo le mie stesse parole mi dico "Seeeee certo, sarà la solita menata sui rapporti veri, e bla bla", ma datemi fiducia e continuate a leggere!
Non c'è fretta nelle sue azioni, non c'è studio, c'è naturalezza, c'è responsabilità, c'è coraggio. Nel suo monologo interiore scopriamo che Lucio, il protagonista, giorno dopo giorno nei suoi ultimi 100 giorni, vuole fare solo una cosa: recuperare.
Perché vedete, io credo che sapere di avere una "data di scadenza" non ci esima dal fare errori (e alcuni di voi diranno, e meno male!), bensì ci renda ciechi e sordi di fronte allo scorrere del tempo. Passiamo la vita pensando "c'è ancora tempo", "lo farò domani", "non c'è fretta", e quando sbagliamo pensiamo sempre che "prima o poi una soluzione si troverà", che "tutto passa".
E se non ci fosse più tempo?
Sapere di avere UNA data di scadenza non è sufficiente, bisognerebbe tutti sapere QUANDO sarà questa scadenza per riuscire veramente a recuperare.
Quello che in questa lunga meditazione ho capito del libro è che Lucio non aveva bisogno di sapere che sarebbe morto per capire che la famiglia, l'amore dei suoi figli, il rispetto di sua moglie, l'amicizia senza se e senza ma dei suoi storici compagni di avventure, la gentilezza disinteressata degli sconosciuti, fossero la cosa più importante della sua vita. No, quello Lucio nel suo retrocervello (ed anche nel suo profondo) lo aveva sempre saputo.
Quello che non sapeva era che era arrivato il momento di recuperare, che non ci sarebbe stata una seconda chance, che non si poteva più rimandare.
E allora Lucio, come me, ha capito che doveva finire quella maratona e arrivare in fondo per trasformare quei 100 giorni di vita in 100 giorni di felicità, senza salti mortali, senza grandi atti scenografici, senza ribaltare niente della propria esistenza. Con pazienza, dedizione, convinzione, creatività, tutti possiamo recuperare.
Sarà un "Just do it" meno virile, meno performante e più delicato, ma è un insegnamento prezioso.
The LR advice: leggetelo con la giusta disposizione d'animo, prendetevi il tempo per arrivare alla mia stessa conclusione, trattatevi con indulgenza mentre lo leggete perché arriverà il tempo per farvi da soli la morale.
E mentre scorre leggera ma profonda la lettura, fatevi un sorriso con gli aneddoti su Leonardo da Vinci che colorano di realtà anche questa parabola travestita da romanzo.
15 agosto 2015
"Un giorno perfetto per innamorarsi" di Anna Premoli
Nella mia estate non poteva mancare un altro “classico”, l’ultimo romanzo di Anna Premoli.
Dopo “Ti prego lasciati odiare” e “Finché amore non ci separi”, ecco che Anna cade a fagiolo con un altro romanzo e stavolta -ve lo svelo subito così potrete tirare un sospiro di sollievo- è molto diverso dai precedenti. Brava Anna, non sei ricaduta nell’errore!
La recensione è iper positiva, la scrivo con un bel sorrisone stampato sulla faccia, lo stesso che avevo mentre leggevo. Questo libro è una delizia, è sinceramente gustoso, lo definirei quasi “appetitoso” (termine leitmotiv delle mie mangerecce giornate di vacanza).
Mi ha ricordato quelle sensazioni di dolcezza e freschezza che l’autrice era riuscita a evocare col primo libro, solo che questo, pur essendo sempre favoleggiante, è molto più ironico, divertente e ritmato.
Caspita quanto è difficile scrivere recensioni positive, basterebbero quasi poche righe per dire LEGGETELO LEGGETELO LEGGETELO e invece mi rendo conto che stavolta voglio proprio convincervi a farlo.
Quindi vi convincerò dandovi 3 validi motivi:
1. Booooorn in the U.S.A. :)))))))
Se come me avete un amore viscerale per gli States, se avete visitato l’entroterra, magari proprio il Sud degli Stati Uniti (io personalmente sono stata nel South West ma penso che la mentalità non sia troppo diversa da quella dell’Arkansas in cui il libro si svolge), troverete de-li-zio-so il setting della storia e vi sembrerà quasi di respirare l’aria calda e polverosa delle strade di provincia, sentire i rumori del paese interrotti solo da quelli della natura, vedere i sorrisi gioviali della gente di campagna.
Non è la solita New York, non è Londra, non è la metropoli alla Sex and The City e proprio per questo tutto sembra più vero e sincero, anche la “favola” stessa sembra più credibile qui perché trova terreno fertile nell’ingenuità dei personaggi.
2. Maschi contro femmine? Ma va!!!
Avete presente quei protagonisti, quei maschi alpha alla “Decido tutto io, quando come e dove voglio” e quelle protagoniste stile donnine dell’800 alla “oh mio signore farò tutto quello che vuole”?!! (Io arrivo dalla lettura di “Grey” perciò oh sì che ce li ho ben presenti!)
Ecco, dimenticateveli! Qui la protagonista c’ha due palle così!!! Bello, mi piace da morire vedere come sia una donna spregiudicata e sicura di sé, della propria femminilità, del proprio corpo e relative voglie. Come sia lei a corteggiare lui, a provocarlo, a sedurlo, a sbattergli in faccia il suo desiderio lasciandolo spiazzato, lasciando che sia lui a negarsi… e credetemi, lui si nega di brutto! Ma esistono veramente uomini single che rifiutano le avances di una bella donna perché vogliono “qualcosa di più”? Perché la vogliono far innamorare? In questo libro la risposta è sì!
Ma non pensate per favore che tra i due non ci sia chimica: c’è una tensione pazzesca, un desiderio inespresso che muore dalla voglia di esplodere. E allora gli slanci respinti di lei non sembreranno patetici, lei non sembrerà la donna rifiutata, i suoi attacchi saranno solo l’antipasto per un’unione che culminerà in un delizioso (di nuovo) lieto fine!
3. #vivileggero
Insomma, è estate, c’è il sole, si è in vacanza, siamo tutti più predisposti a vivere in maniera spensierata (guardate che l’estate oltre che essere una stagione è prima di tutto uno state of mind), ma che male c’è a vivere con un po’ di leggerezza? Questa è una favola, lo so e sono certa che Anna VUOLE scrivere favole, favole per bambine un po’ cresciute, ma in fondo sono favole… e a chi non piacciono le favole? Come scrivevo nella recensione del primo libro di Anna Premoli: “Io credo che ogni tanto faccia davvero BENE concedersi un po' di frivolezza, di fiabe e di sana magia. E a volte fa ancora meglio... Crederci!!!!”
The LR Advice: allora vi ho convinte? Secondo me sì e se non l’ho fatto almeno vi ho fatto venire un po’ di… appetito, ne sono certa! Buona lettura e buon vissero per sempre felici e contenti!
14 agosto 2015
“Grey” di E. L. James
Care lettrici preparatevi perché ha inizio una maratona fuori stagione: la maratona delle recensioni dei libri d’estate! Siamo già a quota 4 (la mia voracità per la lettura aumenta proporzionalmente all’aumentare dell’abbronzatura sul mio corpo) perciò il mio obiettivo è fare 4 recensioni in 4 giorni: ce la posso fare.
Partiamo dal primo, un classico per chi segue il blog… una di quelle letture che non avrei potuto mancare ovvero il prosieguo della saga di “Cinquanta sfumature”.
Nonostante avessi già intravisto vari commenti molto negativi sul libro (non ultimo quello sul blog di Selvaggia Lucarelli), ho deciso di leggerlo comunque. Vi ricorderete infatti che la mia recensione di “Cinquanta sfumature di rosso” terminava con un lamento: l’autrice aveva piazzato alla fine del libro una manciata di pagine riguardanti i primi capitoli di “Cinquanta sfumature di grigio” raccontati da Christian invece che Ana, pagine che si erano rivelate l’unico spunto interessante dell’intera trilogia! Ah se avesse scritto tutti i libri a capitoli alternati, conservando questo gustoso andirivieni di prospettiva…
Ehi, ma… aspetta un secondo: è uscito “Grey”!!!
Quando è uscito il libro l’impressione era proprio quella che la mia “preghiera” fosse stata ascoltata (forse non l’avevo espressa solo io) e quindi la lettura era non solo un obbligo formale per completare il ciclo di recensioni sul blog, ma anche un obbligo morale: non farla sarebbe stato un affronto, un po’ come non ballare a centro pista la canzone che hai chiesto 2 ore prima al DJ e che finalmente se l’è ricordata.
Dunque dopo questa premessa in stile #giustificazioninehai, posso finalmente iniziare la recensione.
Leggere “Grey” è come rivedere un film già visto: per carità, a me piace tantissimo farlo, è proprio quando conosci già la storia che puoi goderti di più tutti gli aspetti del film senza stare a chiederti in continuazione “cosa succederà?”. Però se avessi proprio proprio proprio voluto rileggere “Cinquanta sfumature” avrei riletto direttamente “Cinquanta sfumature” senza spendere più di 18euro per un nuovo libro, no?
Mi spiego: il racconto filtrato dagli occhi di Christian avrebbe dovuto aggiungere qualcosa alla storia, non soltanto replicarla fedelmente, avremmo dovuto scoprire particolari in più, qualche retroscena, ma soprattutto avremmo voluto vedere il tutto veramente attraverso gli occhi di un uomo! E invece man mano che si va avanti questo Christian assomiglia sempre più ad Ana: cosa li differenzia? Dove troviamo il punto di vista maschile, quello che ci aspetteremmo essere anche più ruvido e greve e che allo stesso tempo potrebbe sorprenderci con sentimenti di cui non lo credevamo capace?
Ok, io lo so che certi uomini (forse tutti gli uomini) sono profondi come l’acqua del cesso, ma era proprio in quella profondità che volevamo immergerci (OMG che metafora sfortunata) per rivivere in maniera completamente inedita le sensazioni tutte femminili del primo libro.
Non sarebbe stato pericoloso addentrarcisi E. L. James, in fondo erano acque basse!
Il libro però purtroppo non va in questa direzione, sospetto che l’autrice abbia fatto anche dei copia incolla di alcune parti, tanto sono uguali. Comunque massimo rispetto per lei e il suo genial staff: devono essere laureati in “Come far spendere soldi alle persone per comprare un libro che già hanno ma non sanno di avere”. In sostanza “Grey” non è altro che un abile cambio di copertina di “Cinquanta sfumature”, che tristezza.
The LR advice: avete visto il film? Su non negatelo! Dunque visto che l’avete fatto, sappiate che leggerete “Grey” (perché so che nonostante la recensione lo leggerete) immaginando i protagonisti come gli attori del film, e questo è un gran peccato perché la sensualità di Jamie Dornan è pari a quella della bottiglia d’acqua Evian che malinconica mi guarda dal tavolo sciogliendosi al sole di agosto… manco quello ci resta!
24 maggio 2015
"Niente è come te" di Sara Rattaro
Questo sì che è stato un libro difficile. Talmente tanto che quasi non lo volevo recensire.
Ma a differenza degli altri libri della Rattaro, è stato molto meno intenso. O meglio, il libro era effettivamente intenso e impegnativo -come sempre- ma mentre lo leggevo l'argomento non è riuscito a fare per davvero breccia nel mio cuore.
Continua la saga dell'immedesimazione da parte di Sara, che attraverso le sue storie e le sue pagine dà voce a personaggi lontani da sé: stavolta tocca a un'altalena tra padre e figlia che raccontano con delicatezza del tutto inedita il lento processo di avvicinamento tra due mondi così distanti, non solo geograficamente.
Sarà perché sono ormai lontana dalle turbolenze dell'adolescenza o perché diffido di quei personaggi maschili tratteggiati in una maniera così femminilmente sensibile, ma non ho potuto fare a meno di sentire un certo distacco nel corso della lettura.
Questo distacco naturalmente si colma man mano che ripenso al libro e a tutti quei passaggi che Sara è riuscita davvero a descrivere con la leggerezza di un battito d'ali di farfalla, con eleganza e rispetto, come ha dimostrato di riuscire sempre a fare anche nelle sue prove precedenti.
Il ricordo del libro, infatti, è quasi più potente dell'emozione stessa provata leggendolo: ora che scrivo la recensione riaffiorano delicate le conversazioni tra Margherita ed Enrica, le lacrime sommesse di Francesco fuori dalla porta della figlia, gli attimi di gioia a fronte di un sorriso o uno sguardo, l'avvicinamento tra padre e figlia che diventava man mano elettivo ed esclusivo in modo dolce amaro.
Eh sì Sara, sei veramente una scrittrice capace, una sperimentatrice coraggiosa: ormai è il terzo (o quarto?) libro che leggo di questa autrice e non ha mai voluto adagiarsi sugli allori di qualcosa di consueto, ha saputo evolversi di volta in volta mantenendo l'intensità come proprio tratto caratteristico.
Stavolta si è sperimentata in una storia che ho sentito anni luce lontana da me, ma che non per questo non ho apprezzato: grazie a un altro dei suoi tratti caratteristici, la brevità, il racconto di Margherita e Francesco vola veloce e quasi non ci si sofferma sui dettagli. Ripeto, è il ricordo a rendere quei dettagli taglienti schiaffi in faccia. E così, dopo questi minuti di scrittura, riabilito il libro e anche stavolta vorrei porgere i complimenti all'autrice.
Come mai questa storia vera ti ha appassionata Sara? Perché io invece non sono riuscita ad amarla fino in fondo mentre la scoprivo? Forse proprio il fatto che fosse così vera ha allontanato me e la mia predilezione per le storie di pura fantasia? Una scelta esigente e forse anche un po' egoista quella di obbligare i tuoi fedeli lettori a seguirti tra le anse di una storia a metà tra abisso (come quelli che solo tu sai evocare) e "Chi l'ha visto?", la china verso TG3 edizione regionale era scivolosissima e spesso ho dubitato che il tuo racconto potesse farcela a non cadere.
Ma come dicevo poco fa, non si rimane mai delusi con te, anche con questa storia così diversa e che proprio non mi appartiene.
The LR advice: non è questo il libro con cui vi direi di iniziare il vostro percorso di scoperta di Sara Rattaro, "Un uso qualunque di te" o "Non volare via" rendono meglio il misto di sensazioni dirompenti che è in grado di evocare. Ma se ormai la conoscete, fate un giro anche in questo capitolo e fatevi condurre come ho fatto io alla ricerca di quell'intensità che forse stavolta si riesce a cogliere potente solo a scoppio ritardato.
12 aprile 2015
"Due varianti di me" di Dani Atkins
Recensire questo libro è molto difficile. Non perché sia particolarmente complesso o per la sua brevità (e chi mi segue sa quanto io non ami i libri brevi), quanto perché sarebbe difficile fare qualsiasi tipo di commento sul libro senza svelarne la trama o il finale!!!
Perciò non me ne abbiate, stavolta la mia recensione sarà un vero e proprio leak :(
Devo dire che il libro non è particolarmente ben scritto: é spezzato in due (come ovvio se no non sarebbe stato definito "il nuovo Sliding Doords") e la narrazione e lo snodarsi della storia non lo rendono veramente convincente. Quando dico "lo snodarsi della storia" intendo proprio la serie di fatti, di dialoghi e di situazioni che si susseguono in particolare nella vita n°2 della protagonista, ovvero quella che occupa il 90% del libro.
E' un peccato che quello che le accade (intendo le cose normali che le accadono) siano così scontate, l'inizio del libro lasciava sperare diversamente.
Dopo questa premessa vi aspettereste una recensione breve (e in effetti sarà così) e la testimonianza di una lettura fatta più per dovere che per piacere.
E invece qualche piacere per fortuna c'è stato: il filo sottile del continuare a chiedersi dove fosse la "magia", quale delle due vite di Rachel fosse quella vera.
Forse sono stati un po' pochi gli indizi lasciati sul cammino (il profumo del dopo barba, la sirena dell'ambulanza, il trillo della sveglia) che hanno reso il libro misterioso e incuriosente, e forse la chiusura è stata un po' affrettata. Ma nonostante queste pecche stranamente la storia si fa ricordare, riesce proprio a innescare un pensiero fisso, un tarlo che rode la mente finché non viene svelato.
Mi rivolgo a quelle di voi che l'avessero già letto (attenzione per le altre, spoilerata in arrivo): ma voi l'avevate capito che era tutto un sogno? L'avevate capito che Rachel era in coma e si stava immaginando tutto?
E se sì, come ci siete rimaste? Io un po' di delusione l'ho avuta!! Sarà che sono in un periodo di amore per il genere fantasy, ma ero già lì che mi prefiguravo realtà parallele, alter ego e deja-vu! E' stato uno shock alla fine capire che la spiegazione fossi così "razionale"!
Forse è questa la chiave del libro: ti fa insospettire seminando il dubbio, la sensazione che qualcosa di mistico sia successo e possa veramente accadere.. e poi BAM! Ti sbatte in faccia un ritorno alla realtà dei più crudeli.
Ripeto, sarò in un periodo di feeling col fantasy, ma chi non ha sognato almeno una volta di poter tornare indietro, poter cambiare qualche fatto del passato avendo coscienza del futuro, sostanzialmente cambiare il passato con l'ausilio del senno di poi. E' il problema di tutte quelle persone che vivono di rimpianti (attenti bene, non di rimorsi, quelle proprio non mi piacciono), rimpianti per cose non fatte-non dette-non provate... semplicemente non vissute.
E quindi, rovesciando ogni aspettativa che potevate aver nutrito dalla premessa, in realtà il libro mi è piaciuto perché mi ha fatta sognare un passato alternativo possibile e poi mi ha ricordato che dai sogni, purtroppo, bisogna sempre svegliarsi...
The LR advice: chiaramente se non l'avete letto non ha alcun senso che vi mettiate a leggerlo dopo che vi ho svelato il finale (ma io vi avevo avvisate). Però se siete una di quelle persone come me che quando guarda un film va su Wikipedia per leggere la trama e sapere in anteprima cosa succede, allora ve lo consiglio: sarà come mangiare un uovo di Pasqua senza sorpresa... vi rimane pur sempre il piacere del cioccolato!
3 aprile 2015
"Che ci importa del mondo" di Selvaggia Lucarelli
Come altro poteva essere un libro di Selvaggia Lucarelli se non scoppiettante, intensissimo, frizzante, trascinante?
Come altro poteva lasciarti se non senza fiato come dopo una corsa, emozionata, stordita, stupita, sopraffatta, coinvolta?
Cos'altro poteva essere se non un'esperienza folle, un giro sulle montagne russe, un'iperbole, una maratona, una voglia incontenibile?
"Che ci importa del mondo" è tutto questo, ma anche di più.
Le parole non mi sgorgano fuori facilmente come a lei, non riesco a dipingere così bene quelle situazioni, la mia prosa non ha il suo ritmo, ma quello che mi sono ripromessa comunque dopo aver finito di leggere è stato di rendere onore tramite la mia recensione a questo libro camaleontico e imprevedibile!
A metà tra satira, scherzo, intensità, commozione, dramma, immedesimazione, cinismo e ingenuità, il libro ti porta davvero in un altro mondo. Ma non un mondo "diverso", una vera e propria realtà parallela. E' la tua città, Milano, è la tua tv, quella generalista, è quello che conosci, ma è come se tutto fosse impersonato da degli alter ego.
Vuoi dirmi che Viola non è Selvaggia, che la Speranza non è la D'Urso, che Orlando non è Leon, che Vasco non è Renzi/Grillo/Pisapia, che Ivana-Ilaria-Anna.... non sono Ivana-Ilaria-Anna...???
Quanto coraggio quello di una blogger, esporre la propria vita così tanto che poi sembra che gli altri ti conoscano, che abbiano il diritto di giudicarti, di dire cosa avresti dovuto fare, dire e perché. Quanto coraggio, non esibizionismo, sia chiaro.
Selvaggia Lucarelli è uno dei miei personaggi preferito nel mondo dello spettacolo (?), del giornalismo (?), dell'opinione (?)... non so bene in che mondo, ma so che qualunque cosa partorisca quella sua penna geniale è sempre eccellente.
Attenzione però, se non la conoscete, se non sapete come scrive, preparatevi a una doccia fredda. Il suo ritmo è frenetico, le parole si affastellano l'una sull'altra ed è quasi difficile seguirla, ti sembra sempre di essere rimasta un pezzo indietro e di dover tornare a leggere quello che diceva due righe fa. Questo succede con quegli scrittori che scelgono accuratamente ogni parola, in cui ogni sentenza non è messa a caso, in cui potresti stare ore a fare foto col cellulare per ricordare le frasi migliori: il problema è che poi quel cellulare non lo molleresti più perché sono tutte frasi migliori.
Una a dire il vero l'ho fotografata, volevo portarmi un piccolo souvenir nel blog. Volete sapere quale?
.....Non lo so più neanche io! L'ho cancellata.. ho pensato che un piccolo souvenir non sarebbe bastato a significare l'interezza del libro.
E così di questo viaggio cosa mi resta? Non ho il rullino pieno di fotografie, non ho nemmeno un piccolo souvenir, cosa rimane?
Solo quello che è davvero importante che rimanga: un bellissimo ricordo!
The LR advice: non avrebbe avuto senso raccontarvi la genialità delle battute del Gruppo Testuggine, la straziante agonia che ti assale dal capitolo 16 in poi, le avventure incessanti che si susseguono in queste 553 pagine, la gioia di scoprire che anche anche un'autrice così famosa ha avuto voglia, bisogno, carattere per scegliere un lieto (anzi, lietissimo) fine. No, niente avrebbe avuto senso per descrivere questo bellissimo libro.
In effetti sarebbero bastati 140 caratteri: come quelli del tweet che ho scritto a Selvaggia una volta finito di leggere l'ultima riga dell'ultima pagina: "@stanzaselvaggia il tuo libro #checiimportadelmondo è eccezionale! Grazie!"
E io, che Selvaggia Lucarelli una volta ho avuto il piacere di conoscerla davvero, spero proprio di aver rispettato l'obiettivo e di aver reso l'onore che merita il suo bellissimo libro.
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