15 agosto 2015

"Un giorno perfetto per innamorarsi" di Anna Premoli


Nella mia estate non poteva mancare un altro “classico”, l’ultimo romanzo di Anna Premoli.
Dopo “Ti prego lasciati odiare” e “Finché amore non ci separi”, ecco che Anna cade a fagiolo con un altro romanzo e stavolta -ve lo svelo subito così potrete tirare un sospiro di sollievo- è molto diverso dai precedenti. Brava Anna, non sei ricaduta nell’errore!

La recensione è iper positiva, la scrivo con un bel sorrisone stampato sulla faccia, lo stesso che avevo mentre leggevo. Questo libro è una delizia, è sinceramente gustoso, lo definirei quasi “appetitoso” (termine leitmotiv delle mie mangerecce giornate di vacanza).
Mi ha ricordato quelle sensazioni di dolcezza e freschezza che l’autrice era riuscita a evocare col primo libro, solo che questo, pur essendo sempre favoleggiante, è molto più ironico, divertente e ritmato.
Caspita quanto è difficile scrivere recensioni positive, basterebbero quasi poche righe per dire LEGGETELO LEGGETELO LEGGETELO e invece mi rendo conto che stavolta voglio proprio convincervi a farlo.

Quindi vi convincerò dandovi 3 validi motivi:

1. Booooorn in the U.S.A. :)))))))
Se come me avete un amore viscerale per gli States, se avete visitato l’entroterra, magari proprio il Sud degli Stati Uniti (io  personalmente sono stata nel South West ma penso che la mentalità non sia troppo diversa da quella dell’Arkansas in cui il libro si svolge), troverete de-li-zio-so il setting della storia e vi sembrerà quasi di respirare l’aria calda e polverosa delle strade di provincia, sentire i rumori del paese interrotti solo da quelli della natura, vedere i sorrisi gioviali della gente di campagna.
Non è la solita New York, non è Londra, non è la metropoli alla Sex and The City e proprio per questo tutto sembra più vero e sincero, anche la “favola” stessa sembra più credibile qui perché trova terreno fertile nell’ingenuità dei personaggi.

2. Maschi contro femmine? Ma va!!!
Avete presente quei protagonisti, quei maschi alpha alla “Decido tutto io, quando come e dove voglio” e quelle protagoniste stile donnine dell’800 alla “oh mio signore farò tutto quello che vuole”?!! (Io arrivo dalla lettura di “Grey” perciò oh sì che ce li ho ben presenti!)
Ecco, dimenticateveli! Qui la protagonista c’ha due palle così!!! Bello, mi piace da morire vedere come sia una donna spregiudicata e sicura di sé, della propria femminilità, del proprio corpo e relative voglie. Come sia lei a corteggiare lui, a provocarlo, a sedurlo, a sbattergli in faccia il suo desiderio lasciandolo spiazzato, lasciando che sia lui a negarsi… e credetemi, lui si nega di brutto! Ma esistono veramente uomini single che rifiutano le avances di una bella donna perché vogliono “qualcosa di più”? Perché la vogliono far innamorare? In questo libro la risposta è sì! 
Ma non pensate per favore che tra i due non ci sia chimica: c’è una tensione pazzesca, un desiderio inespresso che muore dalla voglia di esplodere. E allora gli slanci respinti di lei non sembreranno patetici, lei non sembrerà la donna rifiutata, i suoi attacchi saranno solo l’antipasto per un’unione che culminerà in un delizioso (di nuovo) lieto fine!

3. #vivileggero
Insomma, è estate, c’è il sole, si è in vacanza, siamo tutti più predisposti a vivere in maniera spensierata (guardate che l’estate oltre che essere una stagione è prima di tutto uno state of mind), ma che male c’è a vivere con un po’ di leggerezza? Questa è una favola, lo so e sono certa che Anna VUOLE scrivere favole, favole per bambine un po’ cresciute, ma in fondo sono favole… e a chi non piacciono le favole? Come scrivevo nella recensione del primo libro di Anna Premoli: “Io credo che ogni tanto faccia davvero BENE concedersi un po' di frivolezza, di fiabe e di sana magia. E a volte fa ancora meglio... Crederci!!!!”

The LR Advice: allora vi ho convinte? Secondo me sì e se non l’ho fatto almeno vi ho fatto venire un po’ di… appetito, ne sono certa! Buona lettura e buon vissero per sempre felici e contenti!

14 agosto 2015

“Grey” di E. L. James


Care lettrici preparatevi perché ha inizio una maratona fuori stagione: la maratona delle recensioni dei libri d’estate! Siamo già a quota 4 (la mia voracità per la lettura aumenta proporzionalmente all’aumentare dell’abbronzatura sul mio corpo) perciò il mio obiettivo è fare 4 recensioni in 4 giorni: ce la posso fare.

Partiamo dal primo, un classico per chi segue il blog… una di quelle letture che non avrei potuto mancare ovvero il prosieguo della saga di “Cinquanta sfumature”.

Nonostante avessi già intravisto vari commenti molto negativi sul libro (non ultimo quello sul blog di Selvaggia Lucarelli), ho deciso di leggerlo comunque. Vi ricorderete infatti che la mia recensione di “Cinquanta sfumature di rosso” terminava con un lamento: l’autrice aveva piazzato alla fine del libro una manciata di pagine riguardanti i primi capitoli di “Cinquanta sfumature di grigio” raccontati da Christian invece che Ana, pagine che si erano rivelate l’unico spunto interessante dell’intera trilogia! Ah se avesse scritto tutti i libri a capitoli alternati, conservando questo gustoso andirivieni di prospettiva… 

Ehi, ma… aspetta un secondo: è uscito “Grey”!!!

Quando è uscito il libro l’impressione era proprio quella che la mia “preghiera” fosse stata ascoltata (forse non l’avevo espressa solo io) e quindi la lettura era non solo un obbligo formale per completare il ciclo di recensioni sul blog, ma anche un obbligo morale: non farla sarebbe stato un affronto, un po’ come non ballare a centro pista la canzone che hai chiesto 2 ore prima al DJ e che finalmente se l’è ricordata.

Dunque dopo questa premessa in stile #giustificazioninehai, posso finalmente iniziare la recensione.

Leggere “Grey” è come rivedere un film già visto: per carità, a me piace tantissimo farlo, è proprio quando conosci già la storia che puoi goderti di più tutti gli aspetti del film senza stare a chiederti in continuazione “cosa succederà?”. Però se avessi proprio proprio proprio voluto rileggere “Cinquanta sfumature” avrei riletto direttamente “Cinquanta sfumature” senza spendere più di 18euro per un nuovo libro, no?

Mi spiego: il racconto filtrato dagli occhi di Christian avrebbe dovuto aggiungere qualcosa alla storia, non soltanto replicarla fedelmente, avremmo dovuto scoprire particolari in più, qualche retroscena, ma soprattutto avremmo voluto vedere il tutto veramente attraverso gli occhi di un uomo! E invece man mano che si va avanti questo Christian assomiglia sempre più ad Ana: cosa li differenzia? Dove troviamo il punto di vista maschile, quello che ci aspetteremmo essere anche più ruvido e greve e che allo stesso tempo potrebbe sorprenderci con sentimenti di cui non lo credevamo capace?
Ok, io lo so che certi uomini (forse tutti gli uomini) sono profondi come l’acqua del cesso, ma era proprio in quella profondità che volevamo immergerci (OMG che metafora sfortunata) per rivivere in maniera completamente inedita le sensazioni tutte femminili del primo libro.
Non sarebbe stato pericoloso addentrarcisi E. L. James, in fondo erano acque basse!

Il libro però purtroppo non va in questa direzione, sospetto che l’autrice abbia fatto anche dei copia incolla di alcune parti, tanto sono uguali. Comunque massimo rispetto per lei e il suo genial staff: devono essere laureati in “Come far spendere soldi alle persone per comprare un libro che già hanno ma non sanno di avere”. In sostanza “Grey” non è altro che un abile cambio di copertina di “Cinquanta sfumature”, che tristezza.


The LR advice: avete visto il film? Su non negatelo! Dunque visto che l’avete fatto, sappiate che leggerete “Grey” (perché so che nonostante la recensione lo leggerete) immaginando i protagonisti come gli attori del film, e questo è un gran peccato perché la sensualità di Jamie Dornan è pari a quella della bottiglia d’acqua Evian che malinconica mi guarda dal tavolo sciogliendosi al sole di agosto… manco quello ci resta!

24 maggio 2015

"Niente è come te" di Sara Rattaro


Questo sì che è stato un libro difficile. Talmente tanto che quasi non lo volevo recensire.
Ma a differenza degli altri libri della Rattaro, è stato molto meno intenso. O meglio, il libro era effettivamente intenso e impegnativo -come sempre- ma mentre lo leggevo l'argomento non è riuscito a fare per davvero breccia nel mio cuore.

Continua la saga dell'immedesimazione da parte di Sara, che attraverso le sue storie e le sue pagine dà voce a personaggi lontani da sé: stavolta tocca a un'altalena tra padre e figlia che raccontano con delicatezza del tutto inedita il lento processo di avvicinamento tra due mondi così distanti, non solo geograficamente.
Sarà perché sono ormai lontana dalle turbolenze dell'adolescenza o perché diffido di quei personaggi maschili tratteggiati in una maniera così femminilmente sensibile, ma non ho potuto fare a meno di sentire un certo distacco nel corso della lettura.

Questo distacco naturalmente si colma man mano che ripenso al libro e a tutti quei passaggi che Sara è riuscita davvero a descrivere con la leggerezza di un battito d'ali di farfalla, con eleganza e rispetto, come ha dimostrato di riuscire sempre a fare anche nelle sue prove precedenti.
Il ricordo del libro, infatti, è quasi più potente dell'emozione stessa provata leggendolo: ora che scrivo la recensione riaffiorano delicate le conversazioni tra Margherita ed Enrica, le lacrime sommesse di Francesco fuori dalla porta della figlia, gli attimi di gioia a fronte di un sorriso o uno sguardo, l'avvicinamento tra padre e figlia che diventava man mano elettivo ed esclusivo in modo dolce amaro.

Eh sì Sara, sei veramente una scrittrice capace, una sperimentatrice coraggiosa: ormai è il terzo (o quarto?) libro che leggo di questa autrice e non ha mai voluto adagiarsi sugli allori di qualcosa di consueto, ha saputo evolversi di volta in volta mantenendo l'intensità come proprio tratto caratteristico.
Stavolta si è sperimentata in una storia che ho sentito anni luce lontana da me, ma che non per questo non ho apprezzato: grazie a un altro dei suoi tratti caratteristici, la brevità, il racconto di Margherita e Francesco vola veloce e quasi non ci si sofferma sui dettagli. Ripeto, è il ricordo a rendere quei dettagli taglienti schiaffi in faccia. E così, dopo questi minuti di scrittura, riabilito il libro e anche stavolta vorrei porgere i complimenti all'autrice.

Come mai questa storia vera ti ha appassionata Sara? Perché io invece non sono riuscita ad amarla fino in fondo mentre la scoprivo? Forse proprio il fatto che fosse così vera ha allontanato me e la mia predilezione per le storie di pura fantasia? Una scelta esigente e forse anche un po' egoista quella di obbligare i tuoi fedeli lettori a seguirti tra le anse di una storia a metà tra abisso (come quelli che solo tu sai evocare) e "Chi l'ha visto?", la china verso TG3 edizione regionale era scivolosissima e spesso ho dubitato che il tuo racconto potesse farcela a non cadere.
Ma come dicevo poco fa, non si rimane mai delusi con te, anche con questa storia così diversa e che proprio non mi appartiene.

The LR advice: non è questo il libro con cui vi direi di iniziare il vostro percorso di scoperta di Sara Rattaro, "Un uso qualunque di te" o "Non volare via" rendono meglio il misto di sensazioni dirompenti che è in grado di evocare. Ma se ormai la conoscete, fate un giro anche in questo capitolo e fatevi condurre come ho fatto io alla ricerca di quell'intensità che forse stavolta si riesce a cogliere potente solo a scoppio ritardato.

12 aprile 2015

"Due varianti di me" di Dani Atkins


Recensire questo libro è molto difficile. Non perché sia particolarmente complesso o per la sua brevità (e chi mi segue sa quanto io non ami i libri brevi), quanto perché sarebbe difficile fare qualsiasi tipo di commento sul libro senza svelarne la trama o il finale!!!
Perciò non me ne abbiate, stavolta la mia recensione sarà un vero e proprio leak :(

Devo dire che il libro non è particolarmente ben scritto: é spezzato in due (come ovvio se no non sarebbe stato definito "il nuovo Sliding Doords") e la narrazione e lo snodarsi della storia non lo rendono veramente convincente. Quando dico "lo snodarsi della storia" intendo proprio la serie di fatti, di dialoghi e di situazioni che si susseguono in particolare nella vita n°2 della protagonista, ovvero quella che occupa il 90% del libro. 
E' un peccato che quello che le accade (intendo le cose normali che le accadono) siano così scontate, l'inizio del libro lasciava sperare diversamente.

Dopo questa premessa vi aspettereste una recensione breve (e in effetti sarà così) e la testimonianza di una lettura fatta più per dovere che per piacere.
E invece qualche piacere per fortuna c'è stato: il filo sottile del continuare a chiedersi dove fosse la "magia", quale delle due vite di Rachel fosse quella vera.
Forse sono stati un po' pochi gli indizi lasciati sul cammino (il profumo del dopo barba, la sirena dell'ambulanza, il trillo della sveglia) che hanno reso il libro misterioso e incuriosente, e forse la chiusura è stata un po' affrettata. Ma nonostante queste pecche stranamente la storia si fa ricordare, riesce proprio a innescare un pensiero fisso, un tarlo che rode la mente finché non viene svelato.

Mi rivolgo a quelle di voi che l'avessero già letto (attenzione per le altre, spoilerata in arrivo): ma voi l'avevate capito che era tutto un sogno? L'avevate capito che Rachel era in coma e si stava immaginando tutto?
E se sì, come ci siete rimaste? Io un po' di delusione l'ho avuta!! Sarà che sono in un periodo di amore per il genere fantasy, ma ero già lì che mi prefiguravo realtà parallele, alter ego e deja-vu! E' stato uno shock alla fine capire che la spiegazione fossi così "razionale"! 

Forse è questa la chiave del libro: ti fa insospettire seminando il dubbio, la sensazione che qualcosa di mistico sia successo e possa veramente accadere.. e poi BAM! Ti sbatte in faccia un ritorno alla realtà dei più crudeli.

Ripeto, sarò in un periodo di feeling col fantasy, ma chi non ha sognato almeno una volta di poter tornare indietro, poter cambiare qualche fatto del passato avendo coscienza del futuro, sostanzialmente cambiare il passato con l'ausilio del senno di poi. E' il problema di tutte quelle persone che vivono di rimpianti (attenti bene, non di rimorsi, quelle proprio non mi piacciono), rimpianti per cose non fatte-non dette-non provate... semplicemente non vissute. 
E quindi, rovesciando ogni aspettativa che potevate aver nutrito dalla premessa, in realtà il libro mi è piaciuto perché mi ha fatta sognare un passato alternativo possibile e poi mi ha ricordato che dai sogni, purtroppo, bisogna sempre svegliarsi...

The LR advice: chiaramente se non l'avete letto non ha alcun senso che vi mettiate a leggerlo dopo che vi ho svelato il finale (ma io vi avevo avvisate). Però se siete una di quelle persone come me che quando guarda un film va su Wikipedia per leggere la trama e sapere in anteprima cosa succede, allora ve lo consiglio: sarà come mangiare un uovo di Pasqua senza sorpresa... vi rimane pur sempre il piacere del cioccolato!

3 aprile 2015

"Che ci importa del mondo" di Selvaggia Lucarelli


Come altro poteva essere un libro di Selvaggia Lucarelli se non scoppiettante, intensissimo, frizzante, trascinante?
Come altro poteva lasciarti se non senza fiato come dopo una corsa, emozionata, stordita, stupita, sopraffatta, coinvolta?
Cos'altro poteva essere se non un'esperienza folle, un giro sulle montagne russe, un'iperbole, una maratona, una voglia incontenibile?

"Che ci importa del mondo" è tutto questo, ma anche di più.
Le parole non mi sgorgano fuori facilmente come a lei, non riesco a dipingere così bene quelle situazioni, la mia prosa non ha il suo ritmo, ma quello che mi sono ripromessa comunque dopo aver finito di leggere è stato di rendere onore tramite la mia recensione a questo libro camaleontico e imprevedibile! 

A metà tra satira, scherzo, intensità, commozione, dramma, immedesimazione, cinismo e ingenuità, il libro ti porta davvero in un altro mondo. Ma non un mondo "diverso", una vera e propria realtà parallela. E' la tua città, Milano, è la tua tv, quella generalista, è quello che conosci, ma è come se tutto fosse impersonato da degli alter ego.
Vuoi dirmi che Viola non è Selvaggia, che la Speranza non è la D'Urso, che Orlando non è Leon, che Vasco non è Renzi/Grillo/Pisapia, che Ivana-Ilaria-Anna.... non sono Ivana-Ilaria-Anna...???

Quanto coraggio quello di una blogger, esporre la propria vita così tanto che poi sembra che gli altri ti conoscano, che abbiano il diritto di giudicarti, di dire cosa avresti dovuto fare, dire e perché. Quanto coraggio, non esibizionismo, sia chiaro.

Selvaggia Lucarelli è uno dei miei personaggi preferito nel mondo dello spettacolo (?), del giornalismo (?), dell'opinione (?)... non so bene in  che mondo, ma so che qualunque cosa partorisca quella sua penna geniale è sempre eccellente.

Attenzione però, se non la conoscete, se non sapete come scrive, preparatevi a una doccia fredda. Il suo ritmo è frenetico, le parole si affastellano l'una sull'altra ed è quasi difficile seguirla, ti sembra sempre di essere rimasta un pezzo indietro e di dover tornare a leggere quello che diceva due righe fa. Questo succede con quegli scrittori che scelgono accuratamente ogni parola, in cui ogni sentenza non è messa a caso, in cui potresti stare ore a fare foto col cellulare per ricordare le frasi migliori: il problema è che poi quel cellulare non lo molleresti più perché sono tutte frasi migliori.

Una a dire il vero l'ho fotografata, volevo portarmi un piccolo souvenir nel blog. Volete sapere quale?
.....Non lo so più neanche io! L'ho cancellata.. ho pensato che un piccolo souvenir non sarebbe bastato a significare l'interezza del libro.

E così di questo viaggio cosa mi resta? Non ho il rullino pieno di fotografie, non ho nemmeno un piccolo souvenir, cosa rimane? 
Solo quello che è davvero importante che rimanga: un bellissimo ricordo!

The LR advice: non avrebbe avuto senso raccontarvi la genialità delle battute del Gruppo Testuggine, la straziante agonia che ti assale dal capitolo 16 in poi, le avventure incessanti che si susseguono in queste 553 pagine, la gioia di scoprire che anche anche un'autrice così famosa ha avuto voglia, bisogno, carattere per scegliere un lieto (anzi, lietissimo) fine. No, niente avrebbe avuto senso per descrivere questo bellissimo libro. 

In effetti sarebbero bastati 140 caratteri: come quelli del tweet che ho scritto a Selvaggia una volta finito di leggere l'ultima riga dell'ultima pagina: "@stanzaselvaggia il tuo libro #checiimportadelmondo è eccezionale! Grazie!"

E io, che Selvaggia Lucarelli una volta ho avuto il piacere di conoscerla davvero, spero proprio di aver rispettato l'obiettivo e di aver reso l'onore che merita il suo bellissimo libro. 

21 febbraio 2015

"A noi donne piace il rosso" di Daniela Farnese


Non gli avrei dato alcun credito... sono seria!! Dopo la terribile esperienza con "Via Chanel N°5" mi ero ripromessa di chiuderla qui con questa autrice. E invece sono stata smentita!!
Allora, andiamo per gradi: la storia è davvero molto, e dico molto, stereotipata, ma assolutamente gradevole.

Per chi l'avesse visto, è una sorta di versione femminile del film "Un'ottima annata". Per gli altri, faccio qualcosa che non faccio quasi mai, ovvero riepilogo la trama in breve: lei Newyorkese doc (ma italo americana di nascita) viene richiamata in terra natia per riscuotere l'eredità del nonno defunto. Trattasi men che meno di una tenuta agricola in cui si produce il vino più buono del Veneto (apperò... i colpi di c**o solo nei libri evidentemente). Ammaliata dai ritmi campagnoli e inebriata dai fumi del vino, trova l'amore ritrovando un vecchio compagno di giochi cresciuto in versione Raul Bova (ribadisco la storia dei colpi di c**o). Alla fine molla tutto e resta nel bel paese col bell'innamorato, e vissero sempre felici e contenti.

Ok, scontatissimo direte voi. E allora perchè mi è piaciuto? Non lo so bene neanche io: sarà stato tutto quel parlare di vino, di sapori, odori e rumori di campagna, ma questo libro ha avuto davvero un effetto taumaturgico, è stato un balsamo per scollegarsi dalla realtà e... rallentare, esattamente come fa la protagonista scappando dai ritmi frenetici di NY.

Rallentare... un sogno, un'ambizione, il più delle volte un'utopia. 
In realtà penso che questo libro non volesse veramente comunicare tutto quello che ho provato prima leggendolo ed ora ripensandoci, ma in fondo è come un buon bicchiere di vino: puoi berlo così com'è senza farti troppe domande, oppure guardarne il colore, farlo roteare nel bicchiere, sentirne il profumo e poi gustarlo a piccoli sorsi per carpirne i segreti. 

Chi l'avrebbe mai detto che Daniela Farnese sarebbe riuscita in un'impresa così? Forse il merito è del mix di ingredienti che ha saputo dosare: una trama per l'appunto non troppo complessa, un personaggio che si presta all'immedesimazione, ma soprattutto un setting conosciuto. Si vedeva che la scrittrice si muoveva a suo agio tra le pieghe del racconto finalmente ambientato in una realtà a lei nota.
Quando avevo letto "Via Chanel N°5" invece, la sensazione era stata quella di leggere una storia "ambientata a Milano ma con una disperata voglia di esserlo altrove". In sostanza scimmiottava i classici di New York ambientandoli in una Milano che (ahimè) purtroppo ancora non esiste. Stavolta invece la scelta di una dimensione provinciale ha aiutato la nostra Daniela e la storia si è fatta finalmente "verosimile".

Non oserei mai dire che ho qualche merito in questa vicenda, ma mi piace cullarmi nel sogno che l'autrice abbia fatto tesoro (anche) dei miei consigli per adottare questo cambio di rotta: chissà, forse le hanno fatto notare in tanti le pecche del primo libro ed è riuscita a correggerle creando qualcosa di veramente piacevole. Sarò curiosa di leggere il prossimo!

PS: sono felice di constatare che un altro dei "miei" consigli è stato preso in considerazione.. guardate la nuova foto che l'autrice ha messo in quarta di copertina, rimpiazzando l'obrobrio precedente... questa sì che è una bella foto e rende onore al libro!


The LR advice: andate tranquille, vale la pena farne una lettura accompagnata da un buon bicchiere di vino!! Piccolo consigglio aggiuntivo: resistete nella parte iniziale, quella più noiosa e scontata, e iniziate a godervelo dal trasferimento a Verona in poi. Santé!

25 gennaio 2015

"Cercami ancora" & "Io ti cercherò" di Emma Chase


Iniziare a leggere questi libri é stato come avere un deja-vu a metà perché non appena ho visto il nome dell'autrice ho esclamato "Wow, mi piace tantissimo!" e poi mi sono detta... "Ehy, ma io cosa ho letto di questa qui?" Risultato: confusione totale!

Una spiegazione è necessaria: di Emma Chase, come ricorderete dalle recensioni, avevo letto il primo libro appartenente alla "Tangled Trilogy" ovvero "Non cercarmi mai più (ma resta ancora un po' con me)". Nel leggerlo praticamente in rapida successione a "Finché amore non ci separi" di Anna Premoli, ero rimasta da un lato affascinata, dall'altro contrariata dalla similarità delle due trame che rendevano i due libri praticamente indistinguibili! Alla fin fine, rileggendo la mia stessa recensione e facendo mente locale sono riuscita a ri-tratteggiare mentalmente la storia e a preparami, non senza gusto e aspettativa, alla lettura dei capitoli 2 e 3.

A dire il vero ho iniziato dal 3, "Io ti cercherò": si tratta di uno spin-off dalla storia principale, tratta della relazione tra Delores (la migliore amica di Kate, letteralmente fuori come una mina) e Matthew (il migliore amico di Drew, un po' il suo braccio destro e "compagno di scorribande", come si diceva un tempo). Non so se ve li ricordate, ma entrambi li avevamo incontrati nel primo libro. Sì ok, i loro ruoli erano relegati a pochi capitoli e la storia era condotta solo da Drew e Kate, ma se andate a ricercare quei passaggi scoprirete che effettivamente erano personaggi promettenti, quindi impostare un seguito solo su di loro poteva avere il suo perché.
Un libro grazioso e scorrevole che, da bravo spin-off, non aggiunge niente alla storia principale e crea una trama tutta sua. Il suo problema è che ne sembra maledettamente simile, Dee e Matthew sembrano delle copie spente di Drew e Kate, la stessa scelta di far raccontare la storia in prima persona da Matthew rievoca e fa rimpiangere il cinismo, la crudezza e il realismo tratteggiati dalle parole di Drew in "Non cercarmi mai più".
In effetti mi sono accorta che all'epoca della recensione non avevo dato il giusto peso alla scelta dell'autrice di far narrare i fatti in prima persona dal protagonista maschile, con un'impostazione mascolina, virile e volgare fin quasi al cliché! In  realtà come scelta non mi è dispiaciuta, ma a quel punto il confronto di qualsiasi narratore maschile con Drew era inevitabile! Insomma, per non dilungarmi troppo su questo spin-off che... non vi cambierà la vita, concludo frettolosamente segnalandovi che sì è carino, ma di certo non gustoso come la storia principale dei nostri Drew e Kate.

In ogni caso, il libro un po' piccante e il tempo a disposizione durante le vacanze mi hanno invogliata a leggere anche il capitolo 2, il sequel di "Non cercarmi mai più", ovvero "Cercami ancora". [Scusate l'insistenza nel ripetere i titoli ma davvero sto cercando di memorizzarli ed associarli a ogni storia, sono talmente assurdi e scollegati dalle trame che faccio una fatica pazzesca! Ma PERCHE'... PERCHE' si ostinano a tradurre in questa maniera ignobile i titoli dei libri stranieri!!!!!!??????]

"Cercami ancora" inizia con una doccia fredda: la narrazione passa a Kate!!! Ahhhh e dove è finito Drew??? Già un punto in meno in partenza. Pazienza, Kate non è così male, vediamo come procede la storia.
Più o meno a un terzo di libro, succede l'UNICA COSA!! No, non sto scherzando, in tutta la storia succede VERAMENTE solo una cosa. La volete sapere? No, sarebbe una spoilerata troppo forte. Diciamo solo che è una scena così telefonata, così assurdamente stereotipata, già vista, stravista, straletta che in maniera cristallina è facilissimo, quasi elementare, indovinare come proseguirà la trama! Più o meno per darvi un'idea, è il classico malinteso tra due personaggi in cui ognuno guarda caso evita esattamente di usare le parole che basterebbero a chiarire tutto in 3 secondi! Invece no, Emma Chase su questo malinteso di una banalità mortale mi ci costruisce le successive 200 pagine di libro, con uno sviluppo prevedibile e anche un po' noioso.
Perché non ho abbandonato la lettura? 1) Perché la mia etica me lo vieta 2) Perché (maledetta Emma Chase) il libro è comunque ben scritto e invoglia 3) Perché volevo vedere se AVEVO RAGIONE!!!
Ahhhh è questo il motivo, ari-maledetta Emma Chase!! Hai scritto un libro apposta per gratificare e solleticare l'ego dei lettori, in modo che potessero gonfiare le piume nel dirsi "Io l'avevo capito, ah io l'avevo detto!!".
Sei diabolica.

The LR advice: Leggerli o non leggerli, è questo il dilemma! Diciamo che ci si potrebbe tranquillamente fermare al capitolo 1 (oddio già non mi ricordo più come si intitolava, mannaggia) e far finta che una trilogia non esista. Se però siete una di quelle persone dannatamente ostinate e puntigliose che non possono fare pace con la propria coscienza nel lasciare le cose a metà, care mie, ve tocca!!!!!! 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...