23 agosto 2014

“Amori, bugie e tacchi alti” & “Le cattive ragazze portano i tacchi alti” di Rebecca Chance


Vi ricordate “Donne con il tacco 12” di Rebecca Chance? Recentemente ho trovato altri due suoi libri e una recensione a confronto è stata d’obbligo, sia perché si tratta di due libri della stessa autrice -tra l’altro letti in rapida sequenza- sia perché sono accomunati da un titolo simile.
Partiamo proprio da questo: ora, come al solito, per favore lasciate perdere il titolo. Fate finta che il primo si chiami “Gli intrighi vanno di moda” e il secondo “V.I.R.: very important rehab” (dai, ogni tanto lasciatemi sbizzarrire!!) così almeno sarà più facile ricordare di cosa parli ciascuno dei due!

Prima di iniziare la recensione, infatti, sono dovuta andare su internet a rivedere quale dei due fosse quello ambientato nella redazione del giornale e quale quello nella clinica di riabilitazione… ma non perché i libri non mi fossero rimasti impressi, solo perché non riuscivo a riconoscerli dal titolo!!! In ogni caso, questa “saga dei tacchi alti” ha fatto il suo sporco lavoro: li ho visti in libreria e grazie al titolo mi sono ricordata dell’autrice e di quanto mi fosse piaciuto il primo libro… e anche stavolta non sono stata smentita!!!

Bellissimi entrambi! Praticamente già svelo qui il mio LR advice: vanno letti! Con una componente thriller oscura, spesso triviale, tengono incollati alla lettura. Sono libri molto più “adulti” di altri che ho letto e recensito recentemente, molto più concreti e “sporchi”. Questo ingrediente di cruda verità che emerge nelle descrizioni di sentimenti grevi, delle passioni acri che riverberano nei locali strip-tease o puramente di sesso, è uno degli aspetti che rimane più impresso dei libri della Chance anche perché immerso in un contesto tutto sommato leggero, scintillante e Hollywoodiano.
Come già nel primo libro, l’autrice lavora bene con un pool di protagonisti, stavolta anche con qualche uomo tra i vari, anche se i personaggi donna rimangono sempre quelli più raffinati e rifiniti. È davvero riuscitissimo l’accostamento di protagoniste ingenue e leggere a quello di altre machiavelliche, perfide, volgari e quasi diaboliche, creando un delizioso bilanciamento fra i vari capitoli dei libri, ciascuno dedicato a un personaggio diverso.

“Amori, bugie e tacchi alti” ha un che de “Il diavolo veste Prada”, ma qual libro ambientato in una redazione di un giornale di moda non ce l’ha?? Abbiamo Jodie, questa protagonista ingenua come quella di “Cinquantasfumature di grigio”, che si infatua del mondo della moda così come del magnate che la sevizia e la costringe a torture e anoressia. E poi abbiamo Victoria, la direttrice del giornale, algida e bella, macchinosa nel suo ordire trame, nella sua bramosia di potere, bellezza e successo. La storia si muove sinuosa ed elegante, scoprendo i lati “malvagi” di ciascuna protagonista, a partire da un inizio oscuro e turbolento che non potrà che turbarvi.

“Le cattive ragazze portano i tacchi alti” invece è più corale, come una sinfonia di storie che solo a metà libro vanno ad intrecciarsi in maniera quasi inaspettata. Incontrerete così Amber, Petal, Skye e l’ultra virile Joe che in mezzo a tutte queste donne si pasce e crogiola come un gatto al sole. Un libro che racconta i retroscena delle pubbliche relazioni, del mondo delle star (come solo "Il diavolo vola a Hollywood” di Lauren Weisberger era riuscito a fare) e della perdizione che nei giri di attori, modelle e spogliarelliste alcool e droga portano a sperimentare.

Due libri coinvolgentissimi che si vede siano scritti dalla stessa mano sfrontata e spregiudicata, capace di tratteggiare atmosfere leggerissime così come torbide scene di passione e non solo… bravissima Rebecca Chance, hai davvero dato il meglio di te in entrambi, non vedo l’ora che esca il tuo prossimo libro!!!!

The LR advice: niente da dire se non “leggeteli”. Fregatevene del titolo che vi farà sembrare delle sceme agli occhi dei passati in metropolitana, fregatevene del genere letterario leggero, fregatevene del rossore che vi spunterà sulle guance durante la cruda descrizione delle scene più spinte! Leggeteli e basta, leggeteli entrambi e leggeteli in rapida sequenza… (per la serie “Fatelo spesso e fatelo adesso”)… vi assicuro che vi terranno col fiato sospeso!!

28 luglio 2014

“Innamorarsi a Notting Hill” di Ali McNamara


Io non volevo leggere questo libro.
Non mi piacevano la copertina, il titolo e nemmeno il nome dell’autrice.
Ho letto la tramina (di solito mi fermo alle prime righe per non rovinarmi la sorpresa, perché comunque l’attacco della tramina è tutto!!) e non mi è piaciuta nemmeno quella.
Ma nonostante i cattivi presentimenti ho deciso comunque di dargli una possibilità.

Vi chiedete perché? Risponderò in maniera filosofica: avete mai pensato a quante volte nella vita si voglia “dare una possibilità” a qualcosa? Anche quando ci sono i presupposti sbagliati, anche quando vuol dire fare delle scelte difficili. Con i libri a me succede spessissimo: mi dico “Diamogli una chance, magari non è poi così male!” (pensate agli ultimi 2 libri della trilogia di “Cinquanta sfumature”) e poi vengo fatalmente… delusa!!!! (appunto, pensate agli ultimi 2 libri della trilogia di “Cinquanta sfumature”).

Potete quindi immaginare quale sia stato l’epilogo anche stavolta… che peccato.
In libro è di rara inconsistenza, frivolo, volatile, come una spolverata di zucchero a velo. Ma non è inconsistente per il genere a cui appartiene (lo dico prima che alcuni di voi inizino a malignare), quanto per la fragilità del concetto alla base della storia. Sempre per rimanere in tema di torte (o di terreni), se consideriamo che tutto nasce da una presunta passione per il cinema della protagonista, la trama diventa friabile fino a sgretolarsi.

#1: let me say che quella NON è vera passione per il cinema. Amare e nominare sempre le solite 10 commedie romantiche non vuol dire né conoscere il cinema, né apprezzarlo…… di commedie romantiche ne devi nominare almeno 100! ;)

#2: cercare di dimostrare che è possibile “vivere la vita come in un film” è un’assurdità. Non solo perché è una pretesa assurda, ma perché è assurdo che qualcuno possa crederci, la protagonista in primis, che assurdamente si intestardisce a cercare scene da film nella vita reale. Come state dicendo? Sì, esatto: è assurdo!

#3: amica, se “la vita non è un film porno” (cit.) di sicuro non puoi nemmeno aspettarti che sia una commedia romantica! Sveglia!

Dai su, imponiamo a questa recensione un barlume di serietà: nelle commedie d’amore tante cose non sono credibili e spesso nemmeno verosimili mentre oscillano tra desiderio e illusione. Ma imbastire una storia su uno spunto così farraginoso porterà poi a 300 pagine di pura inconsistente… noia! Il problema di fatto è che poi, andando avanti nella lettura, non si crederà più a una sola parola e tutti gli episodi verranno vissuti con distacco, con diffidenza o -a mio avviso ancora peggio- con indifferenza.

Sto facendo fatica a scrivere la recensione di un libro così inconsistente e scivoloso, di cui si salvano solo le poche pagine finali in cui l’autrice ha riepilogato le curiosità dei film nominati nel corso della storia… meglio finirla qui, con malcelata amarezza.


The LR advice: il consiglio è francamente di evitarlo, ma di non farsi scoraggiare. Continuate a dare fiducia ai libri, perché spesso le belle storie si nascondono dietro a copertine o titoli davvero poco fortunati. E anche se non era questo il caso, vi posso assicurare che stanno per arrivare due recensioni… E-SPLO-SI-VE!!! Volete un’anticipazione? Vi dico solo 2 parole: REBECCA CHANCE!!! Stay tuned!

20 luglio 2014

“Non cercarmi mai più” di Emma Chase VS. “Finchè amore non ci separi” di Anna Premoli


Dio mio, quanto mi è mancato il mio blog!
Sono mesi che latito, mesi in cui addirittura non ho letto, vi rendete conto?
All’inizio non ho letto nulla, poi ho ricominciato, ma la pigrizia del non compilare il blog ha prevalso… ma come è potuto succedere?

Per fortuna che con l’estate, i primi caldi, le tintarelle in terrazza, è ricominciata la stagione più consona alle letture, soprattutto se sono “Letture romantiche” ;)
Così, in men che non si dica, si sono accumulati addirittura 4 libri tutti freschi freschi di lettura da recensire.

Il problema è che, correndo il rischio di sembrare nuovamente una pigrona, 2 di questi libri si assomigliano così tanto che non posso esimermi dal fare un’unica recensione mettendoli a confronto, cosa che nella storia del blog avevo fatto solo in un’occasione.
Pazzesco, ma come fanno le autrici a scrivere libri così simili tra di loro??? Ma quando dico simili, intendo che non riesci a ricordarne le differenze, le storie si incrociano e i nomi dei protagonisti si confondono!

Andiamo con ordine: il primo dei due libri letti è “Non cercarmi mai più (ma resta ancora un po’ con me)” di Emma Chase. Autrice per me sconosciuta e libro che sinceramente non ho capito se facesse parte di una trilogia o meno.
Il secondo libro è “Finchè amore non ci separi” di Anna Premoli. In questo caso mi sono precipitata a leggerlo andando sulla fiducia: vi ricorderete di sicuro la mia entusiastica recensione di “Ti prego lasciatiodiare”, uno dei libri più dolciottosi, cucciolosi e zuccherosi che io abbia mai letto.

Ho specificato l’ordine di lettura perché è importante: mentre leggevo il libro della Chase, infatti, continuavo a dire “Ma quanto assomiglia a Ti prego lasciati odiare???”.
Il succo della storia infatti era di nuovo un rapporto di odio-amore tra due colleghi, non avvocati ma quasi (settore finanza). Il libro di per sé è stato anche carino, me lo sono letta volentieri: come quasi sempre ormai succede, i libri chick-lit si stanno facendo un po’ più piccantelli e maliziosetti (tranquilli, i vezzeggiativi li ho usati volutamente) il che li rende molto più adulti e gradevoli da leggere, non sto neanche a dirlo. Quindi anche questo è stato a tratti una piccola delizia da leggere pre e post giornata di lavoro. Il suo problema era solo, irrimediabilmente, la trama troppo simile a quella della Premoli.

Mentre leggevo pensavo a come lo avrei dovuto ahimè distruggere in una spietata recensione, ma poi è uscito “Finchè amore non ci separi” e mi sono detta cià, aspettiamo di leggere anche questo e poi facciamo la recensione. O-mio-dio. Una delle poche volte in cui aspettare non guasta. Di sicuro non mi sarei aspettata che Anna mi scrivesse un secondo libro così dannatamente simile al primo!!!
Di nuovo avvocati (in realtà un’avvocato e un procuratore distrettuale), di nuovo una big city (NY e non Londra) e di nuovo due colleghi che da acerrimi nemici si innamorano e diventano prima amanti poi coppia. Che??? Anna ma cosa combini???
Ok, ti do atto che anche il tuo libro fosse una piccola delizia quotidiana, ma tu ed Emma Chase mi avete mandata in totale confusione!

Non riesco a distinguere le trame, per quello che non ne sto parlando per niente, cercare di ricordarle è un inutile sforzo di memoria e di volontà. Di ciascuno si possono solo ricordare piccoli dettagli. Il filone amici-nemici è stato dissanguato da questo duo narrativo. Help.


The LR adice: mi rendo conto che questa non sia stata una recensione ma solo una constatazione, ma faccio così fatica a distinguere i 2 libri che sinceramente viene difficile tratteggiarne gli aspetti peculiari, per non parlare delle differenze. Il mio unico consiglio quindi è di lanciare una monetina e di affidarsi alla sorte per scegliere uno solo di questi 2, almeno vi metterete al riparo da un caos narrativo totale. Bonne chance!

23 gennaio 2014

The Tiffany Saga/3: "Un anello da Tiffany" di Lauren Weisberger

Alla fine ce l’ho fatta, nonostante le dilazioni, il lavoro, gli impegni e le vacanze di Natale, sono riuscita a rileggere “Un anello da Tiffany” di Lauren Weisberger…. e che piacere è stato! Mi ricordavo bene moltissimi particolari ma a questa seconda lettura ho potuto apprezzare certe sfumature dei personaggi e cogliere il messaggio del libro, che NO, per l’ennesima volta non c’entra niente con Tiffany, ma è molto più profondo.

Puoi farlo, puoi cambiare te stessa, puoi cambiare le convenzioni, l’immagine di te,
l’immagine che persino gli altri hanno di te!

E’ questo il messaggio, un grido di self training che ha dato la scossa al mio nuovo anno.
Perché a volte c’è bisogno di sentirsi dire che puoi, che “si può fare”, che per quanto le catene delle convenzioni siano forti e pesanti, c’è un modo per spezzarle.
Si chiama Coraggio. Di secondo nome fa Volontà.

Che iniezione di ottimismo il libro della Weisberger, grazie alla sua triade azzeccatissima di protagoniste che vivono ed esemplificano 3 aspetti del cambiamento. C’è Emmy, quella delle storie lunghe, quella che non si apprezza abbastanza e che preferisce stare col ragazzo sbagliato piuttosto che stare da sola: lei deve lanciarsi in un “puttan tour” lasciandosi andare e facendo sesso con un uomo in ogni continente. E’ avvincente scoprire le sue ritrosie, il suo senso del pudore, fino alla scena (al limite dell’inverosimile) del sesso a bordo piscina con un toy-boy. E poi di nuovo le sue ricadute nell’affetto con l’uomo successivo, i sogni di nozze in bianco e di fiocchi rosa… perché comunque cambiare va bene, mettersi in gioco e rischiare altrettanto, ma snaturarsi no.

No, il cambiamento non vuol dire snaturamento quanto piuttosto svelamento di come si è veramente (anche se lo si è dimenticato) o di come si vorrebbe essere.
Perciò Leigh, il personaggio più completo, appuntito ed antipatico, è anche il più commovente, perché metafora di tutte le donne che si infilano in un “rapporto perfetto” senza volerlo veramente e senza avere il coraggio di “non volerlo”… perché…“chi non vorrebbe un rapporto così”? E commovente perché chiunque viva di meticolosità e perfezionismo (anche senza arrivare ai complessi e alle nevrosi) ha il sogno segreto di liberarsene e di lasciarsi andare, senza colpe né meriti, senza il giudizio degli altri, rovesciando completamente la propria vita e i propri schemi. E quando qualcuno lo fa, oltre al brivido di paura mista a eccitazione, la sensazione è quella di un grosso sospiro di sollievo.

E infine Adriana, bella, bellissima, come solo i personaggi dei libri possono essere. Lei, il personaggio più brioso e favoleggiante, è il motore che spinge a continuare la lettura. I suoi consigli di seduzione ti fanno pensare “Ma funzioneranno davvero anche al di fuori del libro?”. Confesso che si legge Adriana con invidia e curiosità, agognando la sua bellezza e capacità “extraterrestre” di sedurre. Il suo cambiamento è il più lieve, perché in fondo che cosa deve cambiare una così? Al massimo può crescere ed emanciparsi (un lavoro, un trasferimento, una relazione matura), ma fa parte della vita.

E quindi chi si aspettava che dietro un chick-lit con un titolo ridicolo si celasse un romanzo leggero ma così pieno di significati, per chi solo li sa cogliere! In questo senso ancora non mi spiego la regressione che la Weisberger ha avuto nell’ultimo romanzo “La vendetta veste Prada” (cherecentemente ho recensito): forse è mancata l’ispirazione, forse la motivazione. Ma questo e “Il diavolo vola a Hollywood” per me rimangono davvero dei mini capolavori.


The LR advice: scrivere questa recensione è stato facile come lo è stato leggere il libro. Lettura consigliata, raccomandata e caldeggiata… più de così, nun ze po’!!!!

4 gennaio 2014

“La vendetta veste Prada” di Lauren Weisberger

Le aspettative nei confronti di questo libro erano altissime: d’altra parte dopo un film eccezionale come quello con Meryl Streep e Anne Hathaway, era logico che qualsiasi lettore avrebbe letto e immaginato il libro anche come sequel cinematografico. Peccato che, come spesso accade quando le aspettative sono troppo alte, questo “Diavolo veste Prada 2.0” si sia rivelato una delusione. E sapete perché? Perché di “Diavolo veste Prada” non ha proprio niente!

All’inizio pensavo di essere esagerata o forse impreparata (ammetto di avere solo visto il film e non avere letto il primo libro), ma una volta finito l’impressione era che la storia non c’entrasse nulla col capitolo precedente e che avrebbe potuto reggere benissimo anche con nuovi nomi e nuovi personaggi. E in effetti la sensazione non è solo mia: ero così incredula che sono andata a sbirciare altre recensioni fatte da altre blogger più o meno conosciute e il sentore comune era proprio quello di un certo disorientamento. Per risolvere questa recensione (e sciogliere gli atavici dubbi sorti nel corso della lettura), ho cercato quindi di farmi delle domande… e di darmi delle risposte (per la serie “fatti una domanda e datti una risposta”)….eccole qui, sentitevi libere di aggiungerne altre alla lista!

Domanda 1: Cosa manca de “Il diavolo veste Prada”?
Risposta 1: Beh, la moda, innanzitutto! La redazione di Runway è stata sostituita da quella di un’inverosimile rivista di matrimoni di lusso condotta dalle 2 acerrime nemiche Andy ed Emily. Una rivista di matrimoni di lusso? Quando viene descritto il target a cui si rivolge le parole stridono come unghie sulla lavagna.

Domanda 2: Ma Andrea non aveva mollato Runway perché voleva scrivere su giornali più seri di argomenti inerenti il sociale? Come ci è finita a scrivere di matrimoni?? Non è coerente col personaggio che era emerso nel primo libro!
Risposta 2: I matrimoni semplicemente… vanno di moda!!! La triade “Tiffany, cupcake e wedding planning” è in cima alle tematiche della narrativa romantica, ed è ancora dura a morire.

Domanda 3: Se sono passati  10 anni e Andy è ormai una donna adulta, realizzata e volitiva, perché per tutto il libro sembra così insicura? Dove è finita la Andy che ha mandato a quel paese Miranda lanciando il telefono in una fontana di Parigi nel bel mezzo della settimana della moda? E soprattutto, dove sono finite le sue palle?
Risposta 3: Dicesi “mancato sviluppo del personaggio”: sembra che Andy abbia subito una regressione invece che un’evoluzione. Se da un lato la Weisberger ci mostra una donna che ha gettato le basi per costruire un “impero” nel mondo dell’editoria, dall’altro ci fa vedere una protagonista piena di insicurezze: col fidanzato poco prima di andare all’altare, con la collega nella difficoltà anche solo di parlare della faccenda Elias-Clark, ed ovviamente nel rapporto con Miranda.

Arriviamo giustamente a Miranda: la sua presenza nel libro è relegata a poche scene, che per quanto siano le più riuscite, fanno solo intrasentire il brivido di paura che il personaggio di Miranda Priestly, come una novella Crudelia Demon, dovrebbe evocare. Troppo poco per immedesimarsi in Andy e giustificare quella paura che un’altra collega blogger in un’altra recensione ha magistralmente definito “una sorta di sindrome post traumatica da reduci di guerra”.

Ma se da un lato c’è poca Miranda, dall’altro il libro ha guadagnato un argomento completamente nuovo: la maternità!! TA-DAHHHHH! Chi mi segue da un po’ avrà notato che da mesi (e in particolare da una recensione) affermo che la gravidanza e la maternità siano il nuovo filone tematico che si è aggiunto alla sopra citata triade di argomenti clou. Ma aspettate un attimo: cosa c’entra la maternità, che volente o nolente è fatta di tute, pappe, pannolini e rigurgiti, con lo scintillante e fashionista mondo di Runway e del “Il diavolo versione 1.0”? NIENTE! E infatti nella parte dedicata al bebè sembra proprio di leggere un altro libro, ambientato in un corso post parto e con personaggi tutti nuovi. In questo contesto Andy si sarebbe potuta chiamare Alice, Dorothy, Jennifer o Lucy che tanto non sarebbe cambiato niente. Andrea non è la stessa Andrea che avevamo imparato a conoscere nel libro e nel film numero 1.

Che peccato, quanta confusione… quanta voglia della Weisberger di scrivere un nuovo libro e una nuova storia che trasuda da queste pagine, ingiustamente (e secondo me, anche in modo postumo) ricollegate alle vicende del suo primo grande successo.
E quindi, con una amorevole circolarità, non posso che concludere la recensione così come è incominciata, ovvero con una domanda: perché?


The LR advice: purtroppo è il primo caso dopo tanto tempo in cui mi sento di non raccomandare una lettura. Il libro è definibile solo in una maniera: trascurabile. Ma per non far sì che il giudizio su un singolo libro diventi giudizio di merito sull’autrice, il mio personalissimo proposito per gennaio 2014 è di fare ciò che sto rimandando ormai da 2 anni, ovvero rileggere e recensire l’altro libro della Weisberger, ormai datato, che è “Un anello da Tiffany” e concludere così la “Tiffany saga”. Lauren è brava e si merita di più di questa stroncatura….speriamo solo che “La vendetta veste Prada” sia uno scivolone momentaneo e che l’autrice torni presto ai fasti a cui ci aveva abituati.

23 ottobre 2013

“Shopping da Prada e appuntamento da Tiffany” di Karen Swan

E con questo siamo a 3 libri della grande Karen Swan, tutti letti, sviscerati e visceralmente amati e naturalmente… recensiti nel blog!

[Piccolo excursus: per chi non se lo ricordasse i 2 libri precedenti sono: “Un diamante da Tiffany” e “Un regalo perfetto”, 2 tomi che hanno fatto balzare Karen al primo posto della mia personalissima classifica di autrici preferite, scalzando Melissa Hill.]

Ranking a parte, con i primi 2 libri ho imparato ad apprezzare soprattutto le trame che questa scrittrice è in grado di costruire, perciò quando è uscito quest’ultimo mi sono fidata sulla parola senza prendere in considerazione il titolo perché ormai  lo sapete (e non c’è quasi neanche più bisogno di ribadirlo) sti titoli sono fatti “ad cazzum” e non c’entrano minimamente con la storia del libro!!

E ora che l’ho letto, sono qui, davanti a un foglio bianco, mortalmente indecisa su come recensirlo! Ma come?? -direte voi- dopo quel popò di preambolo sul fatto che è la tua autrice preferita ci saremmo aspettati una recensione positiva e senza sorprese!!
E invece no! Sono combattuta su a quale voce dare ascolto, se a quella che mi ricorda che il libro mi ha appassionata e tenuta col fiato sospeso per giorni facendomi alzare prima al mattino per leggere, arrivare in ritardo a lavoro per leggere, andare più tardi a dormire per leggere; o se a quella che è rimasta delusa da come frettolosamente e confusionariamente sono stati “risolti” i misteri della trama e di quanto farraginosa è stata la parte finale del libro.

Questa indecisione già rivela il primo punto che volevo affrontare, ovvero che il libro sembra avere 2 anime: un’anima curata, in cui ogni dettaglio della storia sembra sia stato cesellato finemente per costruire uno svolgimento più che avvincente; e un’anima finale sbrigativa e raffazzonata che in soli 2 capitoli ha sgretolato il fine lavoro delle 400 pagine precedenti!
In sostanza non è pensabile che lo svelamento dei misteri, la chiave di volta del racconto si sviluppi in 1 scena, 1 capitolo, 1 manciata di pagine talmente rocambolesche che si fa fatica a connettere tutti i tasselli, a ricordare i dettagli e persino i nomi dei 100.000 personaggi citati! Ma chi era George?? E perché Lily ha avuto un ruolo marginale se era lei la protagonista del dramma principale? Perché a Monty è stato taciuto di avere un figlio? Cosa c’entrava che fosse il fratello di Amelia quello che era morto cadendo dal tetto di Eton? Perché Emily si è fatta sedurre da Harry se il suo unico scopo era la vendetta?
Capito che io non posso leggere un romanzo leggero con la stessa attenzione con cui leggo il Corriere! Perciò lo svelamento deve essere progressivo, devi condurlo sto lettore attraverso il processo di deduzione e poi semmai sorprenderlo con un colpo di scena finale… ma così è chiedergli troppo!
No no no, non va, troppo sbrigativa questa scena da “Tenente Colombo” che riunisce tutti i protagonisti in una stanza e svela che l’assassino è stato il maggiordomo col candelabro! Non ci siamo…

Da tutte queste riflessioni avrete capito che il secondo punto di cui volevo parlare è che questo libro, più che un romanzo romantico o d’amore, ambisce ad essere un giallo. Niente di male, anzi, ma Karen aveva già dimostrato nel libro precedente di avere qualche problemuccio col far fittare tutti i pezzi di un mistero (chi ne vuol sapere di più riveda qui la mia recensione e il dibattito di commenti che ne è scaturito). Karen, sei bravissima, dipingi storie e sentimenti così realistici che sei capace di far provare davvero un senso di partecipazione al lettore, ma coi gialli, figlia mia, vacci piano!! Sii più cauta: meno intrighi, uno o due episodi misteriosi possono bastare, non devi fare Dan Brown se non ti riesce… fai quello che sai fare meglio!!

Ed eccoci qui al terzo punto di cui volevo parlare: questo incitamento che idealmente rivolgo a Karen è davvero frutto di genuina convinzione. Karen Swan è bravissima a prenderti al lazo e trascinarti nella storia, ipnotizzarti con personaggi complessi, poliedrici, ma in fondo comprensibili, insinuare nella tua mente il desiderio costante di continuare a leggere. E questa volta l’ha fatto aggiungendo un ingrediente in più alla sua ricetta: la passione! Passione intesa come sesso, intesa come volgarità, intesa come morte, intesa come malignità, intesa come violenza, intesa come vizio, intesa come sconvolgimento.
Brava Karen, qui sì che hai osato e sei stata ripagata, è questo il terreno su cui devi viaggiare!


The LR advice: allora, il libro VA LETTO, no way, non esiste dire il contrario. Purtroppo va letto con più attenzione e minori aspettative sul finale di quanto preventivato, ma vale davvero la pena. Le 3 protagoniste, di cui nella recensione non ho parlato, vi sapranno davvero catturare. Dategli la chance che merita.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...