29 gennaio 2017

Storia di 3 libri: Montedidio, Atti osceni in luogo privato, Wild



3 libri che mi hanno accompagnata giù, sempre più giù, nel corso di questo lunghissimo autunno e condotta passo dopo passo in un inverno cristallizzato dal freddo ma non per questo immobile.

3 libri prestati o regalati da 3 persone: c'è chi ha voluto farmi conoscere qualcosa di nuovo, chi ha voluto farmi provare qualcosa di diverso e chi ha voluto farmi trovare me stessa.

Questa non sarà una recensione, questi libri sono troppo diversi dall'intimità di questo luogo, troppo potenti per trovare veramente il modo per essere accolti qui, ma un cammino attraverso le citazioni dei passi che mi hanno toccata, tormentata e aperto gli occhi di più, raccolti attraverso l'urgenza di foto scattate col telefono a letto, su un aereo, ovunque. Sola.


"Montedidio" di Erri De Luca

Parlo con Rafaniello, oggi abbiamo tempo, non vi viene la mancanza del paese vostro, chiedo. Il suo paese non c'è più, non ci sono rimasti i vivi e neppure i morti, li hanno fatti sparire tutt'insieme: "Non sento la mancanza, dice, sento la presenza. Nei pensieri o quando canto, quando aggiusto una scarpa, sento la presenza del mio paese. Mi viene a trovare spesso, ora che non ha più un posto suo. Dentro la chiamata dell'acquaiuolo che sale col carretto sopra Montedidio, a vendere l'acqua zurfegna, solforosa nelle terrecotte, pure dalla sua voce mi arriva qualche sillaba del paese mio". Se ne sta zitto per un poco coi chiodini in bocca e la testa china sopra a una suola. Vede che sono rimasto vicino e continua: "Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita arrivano persone, paesei, da lontano e ti tengono un poco di compagnia". Allora don Rafanié, le volte che mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza?" "Giusto, così a ogni mancanza dai il benvenuto, le fai un'accoglienza". Così quando sarete volato io non devo sentire la mancanza vostra? "No, dice, quando ti viene di pensare a me io sono presente". Scrivo sul rotolo le parole di Rafaniello che hanno rivoltato la mancanza sottosopra e ora sta meglio così. Lui fa coi pensieri come con le scarpe, le mette capovolte sul bancariello e le aggiusta.


"Atti osceni in luogo privato" di Marco Missiroli

Affidai il mio approdo karmico ai piedi. Mi misi in cammino anche la sera prima di iniziare allo studio legale. Mi mossi tra le vie nascoste del mio quartiere fino al parco Ravizza, un quadrato di erba spelacchiata strozzato dal cemento. Mi sedetti su una panchina, c'era un vecchio con un alano pigro, indossai il walkman e mi rialzai, feci il giro del parco undici volte. Avevo il problema del sovraccarico. La vigilia della partenza, Marie mi aveva fatto leggere un articolo sulle brusche interruzioni: un cervello abituato a produrre endorfine e dopamina con regolarità si sarebbe trovato nei guai se da un giorno all'altro avesse invertito questa tendenza. Stare insieme a Lunette equivaleva a un organismo tempestato di sostanze del benessere, il suo abbandono improvviso aveva portato una carenza chimica e un ristagno energetico. L'unico modo era trovare una fuoriuscita: lo sport (illusione da sempre), l'aggressività (irresolutezza da sempre), il cibo, le droghe, il sonno e il sesso. Dormivo cinque ore a notte, mangiavo una miseria, detestavo perdere il controllo, mancavo di erezioni: rimanevano le lacrime e il conatus sese conservandi spinoziano su cui il professor Balois mi aveva interrogato nell'ultimo esame sostenuto alla Sorbona. L'istinto di conservazione, quel miserabile barlume che sradica il destino quando lo crediamo irreversibile. Si palesa quatto, infimo, decisivo.

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Dovette perderla Mario per averla io. Dal mio ritorno parigino mi ostinai a proteggere la nostra amicizia con l'aiuto di Giorgio, che mi seguì in questa liturgia del rispetto. Zigzagava tra i tavoli dell'osteria e ripeteva la formula della resistenza che gli avevo fatto leggere in una lettera di Antoine: Y = (C x SC) + D, ovvero: la resistenza alla tentazione (Y) era il risultato della costanza (C) moltiplicata per un ipotetico senso di colpa (SC) più una serie di distrazioni (D) che andavano dosate al momento giusto.


"Wild" di Cheryl Strayed

When i woke the next morning in my room at White's Motel, I showered and stood naked in front of the mirror, watch myself solemnly brush my teeth. I tried to feel something like excitement but came up only with a morose unease. Every now and then I could see myself - truly see myself - and a sentence would come to me, thundering like a god into my head, and as I saw myself then in front of that tarnished mirror what came was the woman with the hole in the heart. That was me. That was why I'd longed for a companion the night before. That was why I was here, naked in a motel, with this preposterous idea of hiking alone for three months on the PCT. I set my toothbrush down, then leaned into the mirror and stared into my own eyes. I could feel myself disintegrating inside myself like a past-bloom flower in the wind. Every time I moved a muscle, another petal of me blew away. Please, I thought. Please.

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"I want to walk a bit farther, if you don't mind," I said, leaving my sandals near the blanket. It felt good to be alone, the wind in my hair, the sand soothing my feet. As I walked, I collected pretty rocks that I wouldn't be able to take with me. When I'd gone so far that I couldn't make out Jonathan in the distance, I bent and wrote Paul's name in the sand.
I'd done that so many times before, I'd done it for years - every time I visited a beach after I fell in love with Paul when I was nineteen, whether we were together or not. But as I wrote his name now, I knew I was doing it for the last time. I didn't want to hurt for him anymore, to wonder whether in leaving him I'd made e mistake, to torment myself with all the ways I'd wronged him. What if I forgave myself? I thought. What if I forgave myself even though I'd done something I shouldn't have? What if I was a liar and a cheat and there was no excuse for what I'd done other than because it was what I wanted and needed to do? What if I was sorry, but if I could go back in time I wouldn't do anything differently than I had done? What if I actually wanted to fuck every one of those men? What if heroin taught me something? What if yes was the right answer instead of no? What if what made me do all those things everyone thought I shouldn't have done was what also had got me here? What if I was never redeemed? What if I already was?

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I looked north, in its direction - the very thought of that bridge a beacon to me. I looked south, to where I'd been, to the wold land that had schooled and scorched me, and considered my options. There was only one, I knew. There was always only one.
To keep walking.


The LR advice: questi libri non si consigliano, fanno parte di un percorso, bisogna solo capire se è il vostro. Questi libri non si recensionano, li sminuirebbe, in particolare l'ultimo che per me è stato un ritorno a casa. No, di questi libri non si parla, si lascia all'intimità la comprensione delle citazioni. Per questi libri si ringrazia, e basta.

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